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Il significato di un bottone e il grande senso del nostro vivere

L’attenzione a ciò che è autentico attraverso i dettagli della vita quotidiana.

La vita ci richiama all’attenzione in infiniti modi ma spesso le modalità che ha non sono rumorose, al contrario sono silenziose. Lo fa attraverso piccole cose che tramite la nostra attenzione acquisiscono poi un significato immenso.

Nelle ultime settimane ho avuto una serie di impegni di lavoro e un giorno mi trovavo immersa in un ambiente in cui per me è difficile ancora oggi trovare il mio posto, la mia espressione, il senso del mio stare. Si trattava di un’occasione in cui si riunivano parlamentari e politici. In generale, però, sono soprattutto situazioni in cui ci si sofferma sulla superficie della vita in cui per me è difficile stare. Non perché giudico l’ambiente in sé ma perché io ho ancora difficoltà ad essere me stessa in certe situazioni. Tuttavia, queste situazioni fanno parte della mia vita perché ho scelto di rispettare un modo diverso di stare al mondo e contribuire affinché un lato più profondo possa manifestarsi.

Ciò che spesso mi stupisce è come proprio in momenti più superficiali sembra che tutta la mia attenzione debba andare sulla mia vita interiore. Molto spesso mi è capitato di stufarmi di questo e pensare: “possibile che devo essere così? Non posso vivere l’interiorizzazione in un momento più appropriato?”
La meditazione e l’interiorizzazione però sono discipline che non si manifestano nella maniera in cui il movimento spirituale che ha preso piede nell’ultimo secolo, ci indica. La meditazione viene paragonata principalmente a un atto di rilassamento e calma ma è soprattutto in momenti stressanti e che ti mettono alla prova in cui essa si manifesta. Quando questo succede, la mia difficoltà è quella di restare concentrata su ciò che avviene intorno a me e su ciò che gli altri mi dicono perché qualcosa in me chiede fortemente la mia attenzione.

Una mattina stavo raggiungendo a piedi la sala del convegno in cui si teneva la riunione che ho citato prima e camminando ho sentito il rumore di qualcosa che cade per terra. Il bottone della mia giacca si era staccato. Mi fermo e lo raccolgo pensando subito: “non importa, lo metto in tasca e a casa lo riattaccherò, tanto nessuno lo nota.” Faccio un altro po’ di passi e di nuovo sento lo stesso rumore. Un altro bottone della mia giacca si era staccato. Questa volta pensai che fosse un problema in quanto la giacca praticamente non si chiudeva più.

Stavo quindi cominciando a pensare al fatto in sé.

Decido comunque di andare avanti per raggiungere il posto e mentre mi dedicavo alle cose da fare mi rendevo conto di continuare a pensare a quei bottoni che si erano staccati.
Più cercavo di ignorare l’accaduto più si faceva forte la convinzione che avrei dovuto trovare il modo per riattaccarli.  Non dopo, non quando sarei rientrata a casa, ma adesso.

Durante la pausa mi sono allora allontanata dal luogo dell’evento e ho cominciato a camminare lungo una via quando ad un certo punto sulla mia destra ho notato un negozio che vendeva rotoli di lana e attrezzi per cucire. Decido di entrare per chiedere ago e filo. Nel mostrare il colore della giacca la persona del negozio si era accorta che si trattasse di due bottoni staccati. Decido di prendere un kit d’emergenza con ago e filo e poco prima di uscire la signora mi ferma dicendo: “posso attaccarteli io, sono nata sarta ma è tanto che non faccio più questo lavoro perché non ci vedo bene.”

Avevo la sensazione che i due bottoni da ricucire non fossero più soltanto una mia necessità ma anche una sua adesso. Io avevo necessità di riattaccarli per un motivo e lei per un altro. Ognuno stava vivendo la propria ragione ma attraverso una situazione condivisa.

Io le ho aiutato a mettere il filo nell’ago e lei ha cucito. Insieme li abbiamo riattaccati. Ringrazio la signora e decido di lasciare il negozio.

Dentro di me provavo gratitudine. Qualcosa di grande era appena successo. Pensai: “questa è la vita. Non c’è nulla di più concreto e reale.”

Se ci soffermiamo un attimo, crediamo che la vita sia fatta di grandi scelte che l’umanità deve fare. Se pensiamo a tutti i problemi che abbiamo da affrontare in ambito ambientale, politico, economico e sociale, ci sembrano talvolta più grandi di noi.

È nel pensiero comune credere che la vita sia fatta di grandi scelte a livello collettivo e in un certo senso anche io credo che insieme possiamo prendere decisioni importanti. Ma la vita non è principalmente questo. La vita non è niente di più di un bottone riattaccato.

Cosa intendo dire con questo?

In quel momento io ero felice, felice perché in un momento sterile io avevo vissuto un qualcosa colmo di significato. Che significato aveva quella situazione? Il fatto di riuscire a risolvere un problema banale attraverso l’aiuto di un’altra persona. L’interazione, seppur sconosciuti, tra due persone per risolvere una questione diciamo casalinga. È qualcosa di grandioso. Mi sentivo capace di qualsiasi cosa e dunque anche di affrontare un momento che mi metteva a dura prova.

Tutto il modo di gestire la nostra società e quindi il modo di convivere sul pianeta sembra spesso lontana dalla vita di tutti i giorni. Tuttavia, anche un parlamentare si trova con la necessità di affrontare aspetti semplici della vita quotidiana, già solo per il fatto che la mattina si alzerà e accenderà l’acqua. E anche se non è lui stesso a risolvere questioni casalinghe, arriverà il momento in cui deve interagire con un’altra persona per risolvere il problema. Insomma, ognuno ha un corpo di cui occuparsi.

Capita allora di vedere come persone che hanno un livello sociale alto siano in imbarazzo o persino incapaci di risolvere questioni semplici di natura casalinga. Come se loro volessero concentrarsi su grandi questioni e non su tali banalità. Ricordiamo per esempio come sia normale nella nostra cultura non parlare dell’atto di andare in bagno o dell’atto di amarsi. Questioni naturali ci imbarazzano.

Eppure, se un bottone o una qualsiasi problema inerente alla nostra gestione di vita quotidiana diventa motivo di imbarazzo possiamo riconoscere la potenza che questi piccoli momenti hanno. Hanno la potenza di metterci in discussione come essere umano, di mettere in dubbio la nostra capacità di vivere. Possono farci sentire incapaci e quindi insicuri come se non fossimo niente di fronte ad essi. E quindi niente di fronte alla vita stessa.

Perché succede questo?

È come se la vita ci chiedesse di inchinarci di fronte alla sua intelligenza. C’è un motivo per cui dobbiamo gestire la vita in un certo modo con il lavoro idraulico, la sarta o semplicemente facendo le pulizie in casa. Non è un caso che la vita funzioni così.

È innanzitutto riuscendo a vedere il senso della vita negli atti di lavarsi il viso la mattina, di fare la spesa, pulire la casa, andare in bagno che possiamo vivere una vita piena e felice.

Il nostro modo di organizzarci poi come comunità è secondario.

Se non diamo valore alla semplicità il nostro modo di vivere non può che essere superficiale.

È in questa semplicità che è racchiusa la più grande saggezza del nostro vivere.

Sophia Molitor

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