Come la vulnerabilità ci guida verso la vera grandezza, la comprensione della violenza e la consapevolezza della nostra natura mortale.
La vulnerabilità è più di una sensazione di fragilità? Se sì, dove ci conduce questo?
Un momento vulnerabile è spesso un momento in cui percepiamo interiormente un abisso. Improvvisamente, certi processi mentali dentro di noi non sembrano più sufficienti a darci sicurezza e stabilità. Si tratta, infatti, di una sensazione di perdita di sicurezza, di controllo su noi stessi e sulle cose. Ci si ritrova improvvisamente esposti alla vita stessa.
Molti eventi di violenza nascono da questa perdita di stabilità interiore. È difficile accettare che la violenza sia fortemente legata alla vulnerabilità. Nel nostro mondo, attualmente, parliamo spesso di come poter gestire il tema della violenza. Come ci si protegge dalla violenza?
Ebbene, è proprio conoscendo l’insegnamento della vulnerabilità e affrontando il compito che essa ci pone davanti.

La vulnerabilità è uno stato molto difficile da sopportare, poiché ci pone di fronte a una realtà del tutto particolare: la nostra finitezza, la nostra piccolezza in contrasto con le forze naturali che ci circondano quotidianamente. Nel profondo di noi stessi sappiamo di essere sottomessi alle forze della natura e, di conseguenza, alla vita.
La violenza nasce come una sorta di difesa contro questa sottomissione in cui ci troviamo immersi. A breve vedremo anche come questo si manifesti in modo diverso nell’uomo e nella donna.
A differenza di altri stati d’animo come la rabbia, la paura o la gioia, che possiamo elaborare o “consumare” più facilmente attraverso il movimento fisico, la vulnerabilità porta con sé un compito completamente diverso. Con la rabbia o la paura possiamo lavorare su noi stessi, indirizzare i nostri pensieri nella giusta direzione, muovere il nostro corpo per non cadere in uno stato depressivo o, nel caso della gioia, in un’euforia incontrollabile.
La vulnerabilità, invece, è questo silenzio, come se ci si trovasse di fronte a qualcosa che si deve semplicemente e puramente accettare. Questo può essere molto intimidatorio, perché è una realtà che appare immensamente grande, e ciò che in quel momento traduciamo come “vulnerabile” è questa sensazione di impotenza nel dover accettare la grandezza della vita in quell’istante.
In realtà, se si lavora abbastanza su questo tema, questa sensazione può trasformarsi in una delle più belle che esistano al mondo.
Non si tratta solo dei nostri sentimenti personali che possono essere feriti. Ci sentiamo impotenti perché in quel momento dobbiamo accettare di non poter controllare gli altri e la vita. La vita non ci chiede il permesso quando le cose intorno a noi cambiano. La vulnerabilità appare spesso nei legami interpersonali. I cambiamenti nelle relazioni, la delusione o il rifiuto ci fanno capire quanto poco il mondo giri intorno a noi.
I nostri pensieri e la nostra comprensione dei sentimenti spesso non sono sufficienti, e neanche all’altezza, per poter accettare la vita nella sua interezza. Sappiamo che nella vita dobbiamo adattarci – anche nell’incontro con i nostri simili, non appena costruiamo relazioni, una famiglia, una comunità – e sappiamo che, nonostante la nostra presenza, non conosciamo veramente lo sviluppo degli altri. Non abbiamo alcun controllo sulla missione degli altri, sul loro scopo di vita.
Improvvisamente può succedere che le strade si separino, cambino, e noi ci troviamo di fronte alla vulnerabilità della vita, di fronte alla grandezza della vita, e dobbiamo accettarlo. Spesso tutto questo è troppo grande per la mente e per la sfera emotiva, ed è allora che entra in gioco la violenza, che sia fisica, emotiva o psicologica.
Ora veniamo al tema dell’uomo e della donna. Mentre la violenza maschile è molto visibile, quella femminile si svolge spesso all’interno della donna. Mentre l’uomo porta la violenza all’esterno, anche contro i suoi simili, e cerca di difendersi dalla vulnerabilità, la donna combatte questa battaglia dentro di sé e con sé stessa.
Un uomo si difende – spesso anche fisicamente ed emotivamente – dal cambiamento, dalla perdita di controllo. Questo può ferire molto. La donna vede spesso la durezza come l’unica via d’uscita contro questa sottomissione. Anche questo può ferire molto, perché è come se tradisse sé stessa. È quel momento in cui cerca di far capire a sé stessa e al mondo che è al di sopra degli avvenimenti, che non ha bisogno di nessuno, e perde quell’apertura verso gli altri.
Si può discutere – e ovviamente lo facciamo – su cosa sia meglio o peggio. Il modo in cui la violenza si manifesta nel sesso maschile o femminile non può però essere giudicato. Anche qui la natura prende il suo posto. Un uomo è biologicamente predisposto affinché la sua forza si manifesti verso l’esterno; nella donna questa forza risiede all’interno. È facile, dunque, vedere la violenza maschile, perché l’uomo la rende visibile con le sue azioni. La violenza della donna viene alla luce raramente, perché non la rivolge contro gli altri, ma all’interno, contro sé stessa.
A nessuno di noi è stata veramente insegnata la vulnerabilità, e dunque questa accettazione del potere della vita. Possiamo impararlo solo chiedendo che ci venga data quotidianamente la forza per affrontare i momenti della vita.

Dobbiamo riconoscere di fronte alla natura che diventiamo fragili con molto poco.
Connettersi con gli animali aiuta enormemente, poiché sono maestri nell’accettare la vulnerabilità della vita. La loro sopravvivenza è legata alle leggi naturali, eppure vivono con fiducia, dignità e fede nei confronti della natura.
Anche le piante e gli alberi ci aiutano ad accettare le cose. Stanno lì, radicati, e accettano la loro immobilità. Sono concentrati nell’ergersi verso l’alto, nonostante le condizioni sulla terra.
Anche le rocce e le pietre ci mostrano come danno sostegno al mondo, nonostante siano le uniche sempre esistite e che quindi hanno visto l’intera storia dell’umanità.
Ricordiamoci – quando subentra la vulnerabilità – di percorrere il cammino a testa alta. Quando sentiamo di volerci opporre, chiediamo aiuto alla Madre Terra e a tutti gli esseri che vivono in essa, affinché diventiamo parte della loro forza nei momenti di cambiamento. Chiediamo aiuto soprattutto quando la mente e il cuore non sono abbastanza espansi per superare le cose. Non lasciamo che la vulnerabilità ci spezzi fino a ricorrere alla violenza.
Solo così possiamo liberarci dalla nostra natura mortale e camminare con la vita eterna, in pace e con la consapevolezza che le cose non hanno veramente una fine, ma sono sottomesse alla legge della trasformazione.
Sophia Molitor





4 risposte
Brava Sophia.
La tua grande profondità interiore ti fa scrivere pezzi così illuminanti.
Continua così
brava, bello!
Bellissima riflessione Sophia, l’ho percepita nel profondo e so quanto sia realistica e vera.
Da questa vulnerabilità però si può anche uscire e diventare più forti consapevoli di aver combattuto una buona battaglia.
Un abbraccio grande ❤️
Complimenti per la profondità dell’insight. Grazie